Google e editori, la guerra continua

La situazione sembrava essere migliorata, e invece ora è ripreso con più vigore che mai l’eterno braccio di ferro tra Google e gli editori europei, braccio di ferro in cui la pietra dello scandalo è il servizio Google News.

Cercare sul web

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Dal 2010 è in corso l’indagine per sospetto abuso di posizione dominante nei confronti di Big G da parte dell’Unione Europea. Questa primavera l’azienda aveva annunciato di voler intraprendere alcune (timide) misure nella visualizzazione dei contenuti per accontentare le richieste dell’UE, nella speranza che tale indagine venga archiviata. Editori di tutti i 27 Paesi membri e relative associazioni di categoria, Fieg compresa, si sono affrettati perciò a scrivere e firmare una lettera indirizzata alla Commissione Europea affinché l’indagine invece prosegua. Il vice presidente della Commissione, Joaquìn Almunia, aveva già espresso perplessità su quanto proposto da Mountain View.

Se in America Google è riuscito a venire a patti con la Federal Trade Commission, in Europa il contesto è differente, in quanto il motore di ricerca e i suoi servizi mantengono salda una quota di mercato che va oltre il 90%: insomma, Big G fa il bello e il cattivo tempo sul web, e di questo chi pensa alle normative deve tenere conto.

Recentemente il colosso informatico si è dotato di una serie di servizi per la comparazione dei prezzi di auto, viaggi, biglietti aerei, e si può facilmente comprendere quanto l’utente possa essere influenzato commercialmente dal vedere al primo posto nella ricerca quanto gli suggerisce il motore stesso. Ci vuole dunque più trasparenza quando si parla di gerarchia delle risorse mostrate, e non si dovrebbe, almeno secondo gli editori europei, permettere che Google si serva di contenuti di terze parti senza che queste diano prima il loro consenso.

La parola ritorna ora alla Commissione UE: staremo a vedere.

 

Diritto d’immagine: © Sergey Nivens – Fotolia

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